LA BIOACUSTICA E I RAPACI NOTTURNI

 

A cura di Sara Sanetti

Fotografie di Francesco Bricolo

 

Gli Uccelli sono specialisti nella comunicazione sonora e la varietà e complessità dei loro canti non hanno paragoni tra gli altri Vertebrati; essi emettono vari tipi di segnali acustici, che assolvono a numerose funzioni: allarme, stress, difesa del territorio, richiamo di individui dell’altro sesso ecc.

Fra tutti i tipi di vocalizzazione prodotti dagli Uccelli, spicca senz’altro il canto. Si definisce canto un insieme di note o sillabe piuttosto elaborate, ripetute in lunghe sequenze e con caratteristiche musicali che lo rendono gradevole all’udito umano. Il canto è caratteristico di ogni specie ed è emesso soprattutto da maschi durante la stagione riproduttiva.

La registrazione dei canti permette, prima di tutto, di identificare un gran numero di specie e aiuta a completare la lista delle specie presenti in una data zona. Le incisioni possono, poi, essere utilizzate per una molteplicità di scopi che vanno ben aldilà della semplice compilazione di una check-list; dall’analisi dei suoni si possono per esempio trarre informazioni sullo status di una popolazione ornitica, sull’etologia delle specie, sulla consistenza delle popolazioni ecc.

 

La registrazione dei suoni

Per registrare i canti degli Uccelli si utilizza o un microfono direzionale o un microfono omnidirezionale montato su parabola.

I microfoni direzionali o cardioidi in commercio hanno una portata massima di 20 metri e cancellano tutti i suoni fuori asse; vengono in genere utilizzati quando si desidera compiere degli studi su una specie particolare.

Le parabole focalizzano le onde sonore parallele al loro asse, amplificando i suoni anche centinaia di volte: questo consente di ottenere buone registrazioni fino a 50-100 metri, se le condizioni sono ottimali (per esempio in ambiente aperto); l’efficacia della parabola dipende dal suo diametro, che è in relazione inversa alla lunghezza d’onda del suono. Il microfono deve essere posizionato esattamente nel fuoco della parabola, così come è importante la direzione di puntamento, altrimenti la possibilità di riverberi diventa elevatissima.

Le registrazioni possono essere effettuate su supporto magnetico (cassette o mini-disk) o su supporto digitale (DAT).

Non tutte le specie sono facili da registrare perché difficilmente avvicinabili (i rapaci, per esempio) o perché hanno un canto flebile che viene coperto da quello di altre specie che hanno un canto più potente o che sono numericamente più abbondanti.

 

Analisi dei suoni

L’analisi dei suoni può essere effettuata mediante ascolto diretto e confronto con canti di esempio registrati (sistema sufficiente nel caso si voglia completare una check list delle specie) oppure mediante appositi software in commercio (indispensabili per studi più avanzati).

Dall’analisi dei suoni mediante appositi software si ottengono sonogrammi. Il sonogramma permette di analizzare la struttura del suono: frequenza, ampiezza, durata. L’analisi dei canti degli uccelli ha permesso negli anni passati di scoprire, per esempio, che in molte specie di Passeriformi i piccoli nidiacei maschi imparano a cantare udendo il canto del padre. Uno dei software più utilizzati per l’analisi dei suoni è Spectrogram, ma esistono molti altri programmi facilmente reperibili che possono essere utilizzati con relativa facilità.


Sonogramma di Aegolius funereus

 


Bioacustica e rapaci notturni

I rapaci notturni hanno un ottimo udito, che gli permette di individuare le prede anche al buio. Essendo animali di abitudini notturne, anche le loro interazioni sociali avvengono prevalentemente mediante emissione di suoni: in questo modo, per esempio, comunicano i maschi tra loro per delimitare il proprio territorio, oppure per richiamare la femmina durante il periodo degli amori. Negli ultimi 10 anni sono state compiute numerose ricerche anche in Italia sulla comunicazione acustica tra questi uccelli, soprattutto riguardanti l’Allocco, specie notoriamente piuttosto “loquace”.

Mediante l’analisi dei sonogrammi si è scoperto che ogni individuo possiede una “struttura” del canto diversa ed è in grado di riconoscere gli altri individui che vivono nei territori limitrofi. L’analisi dei sonogrammi ha permesso di approfondire l’ecologia e il comportamento di questi animali; si è potuto cominciare a rispondere ad alcune domande: la stessa coppia per quanto tempo occupa un territorio? Come reagiscono i maschi quando un maschio straniero invade “acusticamente” il loro territorio? Quante coppie occupano un determinato territorio?Tante cose sono state scoperte, ma le ricerche hanno ovviamente aperto nuove domande: il canto di certe specie è veramente inibito dalla presenza di altre specie di Strigiformi più grandi e quindi potenzialmente pericolose? Quello che si è scoperto per l’Allocco, è vero anche per altri Strigiformi?

Recentemente in Italia si è cominciato a studiare l’Assiolo da questo punto di vista, e i primi risultati già appaiono estremamente interessanti.

E la civetta????

La civetta è ancora una specie assai poco studiata da questo punto di vista rispetto agli altri rapaci notturni. Pare, però, che in Germania qualcuno sia interessato all’argomento…e vedremo gli sviluppi nei prossimi anni.

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Segnaliamo un articolo di qualche anno fa:

Exo K.M., 1984. - Die akustische Unterscheidung von Steinkauzmannchen und weibchen Athene noctua . J.Orn. 125:95-97

Chi fosse interessato ad una copia di questo articolo contatti Marco Mastrorilli marco.mastrorilli@tin.it