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GRUPPO ITALIANO CIVETTE |
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La Civetta: storia del più diffuso rapace della
provincia di Bergamo Articolo
pubblicato sulla rivista “TERRA BERGAMASCA” anno 2002 Sin
dai tempi più antichi, i rapaci notturni che vivevano nelle città, come
la Civetta ed il Barbagianni hanno vissuto stagioni alterne di fortuna e
sventura…. Basta ricordare che gli antichi greci avevano divinizzato la
Civetta identificando in Athena (nome scientifico della Civetta) la dea
della saggezza e persino le monete vigenti in quei tempi,
nella penisola Ellenica, riportavano
l'effigie di questo piccolo e simpatico rapace notturno. Dopo
aver subito persecuzioni legate a luoghi comuni che la vedevano
tristemente protagonista, la "nostra Civetta" è divenuta senza
dubbio l'uccello da preda, più comune nella nostra provincia. Questo
suo felice status demografico provinciale
è in realtà un fenomeno inversamente proporzionale a quanto succede in
altre aree continentali; infatti, la Civetta è stata recentemente
inserita tra le specie minacciate a livello continentale. Pur rimanendo
ben distribuita in Italia, risulta in forte calo in Svizzera, Francia,
Germania, Inghilterra e Spagna. La
Civetta è un piccolo rapace notturno, riconoscibile per il piumaggio
bruno screziato con ocelli color
crema, è dotata di due occhi gialli molto grandi che gli consentono buone
capacità di visioni nelle ore crepuscolari. La
Siètà , così chiamata in dialetto bergamasco, deve il suo felice trend
positivo all'eclettismo evolutivo che
gli ha permesso di sopravvivere ai cambiamenti ambientali che negli
ultimi decenni hanno trasformato le campagne bergamasche. Infatti,
questo Strigiforme (ordine scientifico d'appartenenza dei rapaci notturni
e quindi della Civetta) è
rimasto legato per secoli agli
ambienti rurali, mentre oggi deve sopravvivere
facendo i conti con la lenta scomparsa delle aree agresti ed il
progressivo incremento delle aree industriali e urbane. La
spiccata sinantropicità della Civetta, cioè la capacità di vivere in
aree antropizzate, ha permesso nella nostra provincia un trend positivo
della specie, tra i più importanti in Italia. Scrutando
al meglio la situazione diffusionale nella bergamasca si possono osservare
alcune interessanti presenze. Se
consideriamo il nostro capoluogo si scopre, che la Civetta risulta
abbondantemente il predatore alato più diffuso. La sua presenza
in città evidenzia una diffusione a macchia d'olio, con individui presenti sia
nelle aree più verdi e collinari sia nelle aree
maggiormente antropizzate e più degradate. Oltre
ad essere presente nei budelli di Città Alta (una coppia è presente
in Piazza vecchia e una a ridosso del Liceo Sarpi),
la Civetta si riproduce regolarmente anche nelle aree dismesse
(area ferroviaria) ove tra l'altro si trova a stretto contatto anche con
altri rapaci come il
Barbagianni, il Gheppio e l'Allocco. Particolarmente
curiosa è la tecnica di censimento chiamata " playback", utilizzata dalla LIPU di Bergamo per ottenere dati di
presenza all'interno del centro urbano. Grazie all'utilizzo di nastri
registrati con i canti di Civetta, si rileva la presenza sul territorio
delle civette stanziali che rispondono con canti e planate che consentono
di localizzare in un dato riferimento cartografico. La particolarità di
questa ricerca condotta in questo ultimo biennio, ha coinvolto con
entusiasmo oltre 80 volontari. Volendo
stimare la popolazione di Civette nel capoluogo orobico è lecito pensare
che sui nostri tetti siano presenti oltre un centinaio di questi piccoli
predatori, capaci di evidenziare un eclettismo trofico molto accentuato. Infatti,
durante il periodo estivo la presenza di insetti (lepidotteri notturni,
coleotteri, ma anche ortotteri…), sembra creare supplementari possibilità
d'alimentazione per le nostre civette, che abitudinariamente si nutrono di
piccoli roditori e talvolta uccelli. Singolare
il caso di Filago, ove la da due anni la Civetta si riproduce in un
complesso ecclesiastico a pochi metri da un nido di Gheppio(un piccolo
falchetto sempre più raro in pianura). La vicinanza dei nidi tra questi
due rapaci evidenzia una situazione ambientale particolarmente favorevole,
con i due rapaci che cacciano in ore differenti predi molto spesso simili. A
Fara Gera d'Adda, un recente approfondimento sull'alimentazione della
Civetta, ha permesso di scoprire un curioso adattamento della specie.
Operando un prelievo dei resti alimentari
(borre) nei pressi del nido è stato possibile scoprire che la
coppia di Civetta studiata, mostrava una preferenza alimentare verso l'ornitofauna,
in particolare cardellini, rondini, balestrucci, verdoni, uccelli che la
civetta prelevava nei dormitori presenti comunque nel perimetro urbano. Gli
studi condotti negli ultimi 5 anni nella provincia di Bergamo hanno
permesso di far luce sulla reale distribuzione di questa specie, che
risulta essere globalmente il rapace più comune di tutta la bergamasca
con una diffusione capillare in
tutta l'area planiziale e con una progressiva rarefazione che si manifesta
con l'approssimarsi dei primi rilievi. In
realtà, la presenza di ogni rapace sul territorio è estremamente
importante e positiva, maggiore è il numero di questi predatori più
significativo è il valore ambientale di un dato territorio ed incisivo il
controllo dei micromammiferi e dei topi in genere sempre poco amati dal
genere umano. A
Boltiere dal 1995, è in atto un approfondito monitoraggio sulle
popolazioni cittadine di Civetta, ma particolarmente interessante è
risultato il progressivo aumento demografico della specie in questo paese
che parallelamente ha mostrato un forte sviluppo edilizio. Nel
1995 erano presenti 3 coppie riproduttrici, passate a 4 l'anno successivo
e a 5 coppie territoriali nel 1997. Anche quest'anno la presenza di questa
specie si stabilizzata con questo numero di coppie, nonostante alcune di
queste si siano dovute spostare dai nidi dell'anno precedente per marcate
modifiche ambientali. Se un paese come Boltiere riesce ad ospitare ben 5
coppie di Civetta è intuibile come questa specie sia ben distribuita su
tutto il comprensorio planiziale orobico, anche un'analisi più scrupolosa
ci permette di evidenziare un importante differenza tra le civette
nidificanti ad ovest del Serio e in quelle distribuite ad est e nelle aree
più meridionali come il trevigliese. Infatti,
il territorio esteso ad est del Parco del Serio e quello nei comuni di
Treviglio e Caravaggio evidenzia ancora marcate caratteristiche rurali. La vita agreste che ha plasmato l'etologia della
civetta per secoli, consente di trovare ancora in quasi tutte le grandi
cascine, almeno una coppia di questi predatori, osservabili
sovente alle primi luci dell'alba. Differente
la situazione nei centri più congestionati ed antropizzati, posti ad
ovest del Fiume Serio. Qui il
nostro piccolo rapace, mutando
le proprie esigenze ha colonizzato
nuovi territori ed i gli inediti areali di caccia sono divenuti
scenari urbani che ci permettono di contattare
visivamente o acusticamente con facilità la Civetta anche dal
nostro balcone. Si
tratta di uno Strigiforme particolarmente vocifero, specie con i giovani
durante l'estate, inoltre il suo canto stridulo , simile talvolta ad un
miagolio, rende la civetta una specie facilmente osservabile specie se la
si associa all'abitudine di posarsi sui pali del telefono, sui cartelli
stradali. Tuttavia
l'aspetto più importante in molte regioni, risultano
le trasformazioni che
hanno radicalmente inciso sullo status della Civetta, nella bergamasca
invece le tipologie architettoniche ed urbanistiche prevalenti hanno
permesso un incremento della specie. La
nascita di centri urbani di piccole dimensioni, con attigui campi
agricoli, aree verdi e giardini privati all'interno di piccole villette,
ha creato ottimali territori di caccia e numerosi anfratti artificiali ove
poter nidificare. Persino
le are industriali sembrano particolarmente favorevoli, ad Osio Sotto, a
Boltiere, a Dalmine… la Civetta occupa stabilmente le aree industriali
con una netta preferenza per i prefabbricati ove le strutture in cemento
lasciano anfratti negli strati del sottotetto. Molto
curiosa, la nidificazione riscontrata lo scorso giungo in una segheria di
Suisio; ove quest'anno una coppia di Civetta si è riprodotta portando
alla schiusa 4 uova. Nonostante un frastuono veramente rilevante, le
civette sono cresciute sino a quando la fuga dei piccoli nidiacei dal nido
(un classico comportamentale nei rapaci notturni) ha costretto la LIPU di
Bergamo ad intervenire per evitare che le civette, ancora incapaci di
volare, potessero essere predate dai cani, riuscendo a svezzare i piccoli
sino a portarli all'involo. La
status di questo predatore mostra una situazione talmente favorevole, che
quest'anno, in Val Brembana è stata trovato uno dei nidi di
Civetta situati più in quota dell'intero continente, ad oltre 1000
metri!!!!! Un
accadimento straordinario ed accidentale, poiché la Civetta
pur essendo presente nei fondovalle delle due principali vallate
orobiche, non si riproduce
quasi mai oltre i 500 metri. Pur
evidenziando una così buona situazione, la Civetta, come ogni predatore
vive al vertice di una catena alimentare ed evolutiva che l'uomo è capace
di modificare e distruggere in brevissimo tempo, spetta a noi attraverso
il buon senso e la ragione comprendere che se vorremmo mantenere in ogni
paese della pianura bergamasca la nidificazione della Civetta dovremo
garantirgli un ambiente migliore …. A giovarsi di questi intenti non sarà
poi solo questo simpatico rapace notturno, ma le nostre stesse
discendenze.
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