Progetto Athena 2003-2007  

a cura di Marco Mastrorilli

 

La Civetta: storia del più diffuso rapace della provincia di Bergamo

 Sin dai tempi più antichi, i rapaci notturni che vivevano nelle città, come la Civetta ed il Barbagianni hanno vissuto stagioni alterne di fortuna e sventura…. Basta ricordare che gli antichi greci avevano divinizzato la Civetta identificando in Athena (nome scientifico della Civetta) la dea della saggezza e persino le monete vigenti in quei tempi,  nella penisola Ellenica, riportavano  l'effigie di questo piccolo e simpatico rapace notturno.

Dopo aver subito persecuzioni legate a luoghi comuni che la vedevano tristemente protagonista, la "nostra Civetta" è divenuta senza dubbio l'uccello da preda, più comune nella nostra provincia.

Questo suo felice status demografico  provinciale è in realtà un fenomeno inversamente proporzionale a quanto succede in altre aree continentali; infatti, la Civetta è stata recentemente inserita tra le specie minacciate a livello continentale. Pur rimanendo ben distribuita in Italia, risulta in forte calo in Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna.

La Civetta è un piccolo rapace notturno, riconoscibile per il piumaggio bruno screziato con ocelli  color crema, è dotata di due occhi gialli molto grandi che gli consentono buone capacità di visioni nelle ore crepuscolari.

La Siètà , così chiamata in dialetto bergamasco, deve il suo felice trend positivo all'eclettismo evolutivo che  gli ha permesso di sopravvivere ai cambiamenti ambientali che negli ultimi decenni hanno trasformato le campagne bergamasche.

Infatti, questo Strigiforme (ordine scientifico d'appartenenza dei rapaci notturni e quindi della Civetta)  è rimasto legato per secoli  agli ambienti rurali, mentre oggi deve  sopravvivere facendo i conti con la lenta scomparsa delle aree agresti ed il progressivo incremento delle aree industriali e urbane.

La spiccata sinantropicità della Civetta, cioè la capacità di vivere in aree antropizzate, ha permesso nella nostra provincia un trend positivo della specie, tra i più importanti in Italia.

Scrutando al meglio la situazione diffusionale nella bergamasca si possono osservare alcune interessanti presenze.

Se consideriamo il nostro capoluogo si scopre, che la Civetta risulta  abbondantemente il predatore alato più diffuso. La sua presenza  in città evidenzia  una diffusione a macchia d'olio, con individui presenti sia nelle aree più verdi e collinari sia nelle aree  maggiormente antropizzate e più degradate.

Oltre ad essere presente nei budelli di Città Alta (una coppia è presente  in Piazza vecchia e una a ridosso del Liceo Sarpi),  la Civetta si riproduce regolarmente anche nelle aree dismesse (area ferroviaria) ove tra l'altro si trova a stretto contatto anche con altri  rapaci come il Barbagianni, il Gheppio e l'Allocco.

Particolarmente curiosa è la tecnica di censimento chiamata " playback",  utilizzata dalla LIPU di Bergamo per ottenere dati di presenza all'interno del centro urbano. Grazie all'utilizzo di nastri registrati con i canti di Civetta, si rileva la presenza sul territorio delle civette stanziali che rispondono con canti e planate che consentono di localizzare in un dato riferimento cartografico. La particolarità di questa ricerca condotta in questo ultimo biennio, ha coinvolto con entusiasmo oltre 80 volontari.

Volendo stimare la popolazione di Civette nel capoluogo orobico è lecito pensare che sui nostri tetti siano presenti oltre un centinaio di questi piccoli predatori, capaci di evidenziare un eclettismo trofico molto accentuato.

Infatti, durante il periodo estivo la presenza di insetti (lepidotteri notturni, coleotteri, ma anche ortotteri…), sembra creare supplementari possibilità d'alimentazione per le nostre civette, che abitudinariamente si nutrono di piccoli roditori e talvolta uccelli.

Singolare il caso di Filago, ove la da due anni la Civetta si riproduce in un complesso ecclesiastico a pochi metri da un nido di Gheppio(un piccolo falchetto sempre più raro in pianura). La vicinanza dei nidi tra questi due rapaci evidenzia una situazione ambientale particolarmente favorevole, con i due rapaci che cacciano in ore differenti predi molto spesso simili.

A Fara Gera d'Adda, un recente approfondimento sull'alimentazione della Civetta, ha permesso di scoprire un curioso adattamento della specie. Operando un prelievo dei resti alimentari  (borre) nei pressi del nido è stato possibile scoprire che la coppia di Civetta studiata, mostrava una preferenza alimentare verso l'ornitofauna, in particolare cardellini, rondini, balestrucci, verdoni, uccelli che la civetta prelevava nei dormitori presenti comunque nel perimetro urbano.

Gli studi condotti negli ultimi 5 anni nella provincia di Bergamo hanno permesso di far luce sulla reale distribuzione di questa specie, che risulta essere globalmente il rapace più comune di tutta la bergamasca con una diffusione capillare  in tutta l'area planiziale e con una progressiva rarefazione che si manifesta con l'approssimarsi dei primi rilievi.

In realtà, la presenza di ogni rapace sul territorio è estremamente importante e positiva, maggiore è il numero di questi predatori più significativo è il valore ambientale di un dato territorio ed incisivo il controllo dei micromammiferi e dei topi in genere sempre poco amati dal genere umano.

A Boltiere dal 1995, è in atto un approfondito monitoraggio sulle popolazioni cittadine di Civetta, ma particolarmente interessante è risultato il progressivo aumento demografico della specie in questo paese che parallelamente ha mostrato un forte sviluppo edilizio.

Nel 1995 erano presenti 3 coppie riproduttrici, passate a 4 l'anno successivo e a 5 coppie territoriali nel 1997. Anche quest'anno la presenza di questa specie si stabilizzata con questo numero di coppie, nonostante alcune di queste si siano dovute spostare dai nidi dell'anno precedente per marcate modifiche ambientali. Se un paese come Boltiere riesce ad ospitare ben 5 coppie di Civetta è intuibile come questa specie sia ben distribuita su tutto il comprensorio planiziale orobico, anche un'analisi più scrupolosa ci permette di evidenziare un importante differenza tra le civette nidificanti ad ovest del Serio e in quelle distribuite ad est e nelle aree più meridionali come il trevigliese.

Infatti, il territorio esteso ad est del Parco del Serio e quello nei comuni di Treviglio e Caravaggio evidenzia ancora marcate caratteristiche rurali.   La vita agreste che ha plasmato l'etologia della civetta per secoli, consente di trovare ancora in quasi tutte le grandi cascine, almeno una coppia di questi predatori, osservabili  sovente alle primi luci dell'alba.

Differente la situazione nei centri più congestionati ed antropizzati, posti ad ovest del Fiume Serio.  Qui il nostro piccolo rapace,  mutando le proprie esigenze ha colonizzato   nuovi territori ed i gli inediti areali di caccia sono divenuti scenari urbani che ci permettono di contattare  visivamente o acusticamente con facilità la Civetta anche dal nostro balcone.

Si tratta di uno Strigiforme particolarmente vocifero, specie con i giovani durante l'estate, inoltre il suo canto stridulo , simile talvolta ad un miagolio, rende la civetta una specie facilmente osservabile specie se la si associa all'abitudine di posarsi sui pali del telefono, sui cartelli stradali.

Tuttavia l'aspetto più importante in molte regioni, risultano  le trasformazioni  che hanno radicalmente inciso sullo status della Civetta, nella bergamasca invece le tipologie architettoniche ed urbanistiche prevalenti hanno permesso un incremento della specie.

La nascita di centri urbani di piccole dimensioni, con attigui campi agricoli, aree verdi e giardini privati all'interno di piccole villette, ha creato ottimali territori di caccia e numerosi anfratti artificiali ove poter nidificare.

Persino le are industriali sembrano particolarmente favorevoli, ad Osio Sotto, a Boltiere, a Dalmine… la Civetta occupa stabilmente le aree industriali con una netta preferenza per i prefabbricati ove le strutture in cemento lasciano anfratti negli strati del sottotetto.

Molto curiosa, la nidificazione riscontrata lo scorso giungo in una segheria di Suisio; ove quest'anno una coppia di Civetta si è riprodotta portando alla schiusa 4 uova. Nonostante un frastuono veramente rilevante, le civette sono cresciute sino a quando la fuga dei piccoli nidiacei dal nido (un classico comportamentale nei rapaci notturni) ha costretto la LIPU di Bergamo ad intervenire per evitare che le civette, ancora incapaci di volare, potessero essere predate dai cani, riuscendo a svezzare i piccoli sino a portarli all'involo.

La status di questo predatore mostra una situazione talmente favorevole, che  quest'anno, in Val Brembana è stata trovato uno dei nidi di Civetta situati più in quota dell'intero continente, ad oltre 1000 metri!!!!!

Un accadimento straordinario ed accidentale, poiché la Civetta  pur essendo presente nei fondovalle delle due principali vallate orobiche,  non si riproduce quasi mai oltre i 500 metri.

Pur evidenziando una così buona situazione, la Civetta, come ogni predatore vive al vertice di una catena alimentare ed evolutiva che l'uomo è capace di modificare e distruggere in brevissimo tempo, spetta a noi attraverso il buon senso e la ragione comprendere che se vorremmo mantenere in ogni paese della pianura bergamasca la nidificazione della Civetta dovremo garantirgli un ambiente migliore …. A giovarsi di questi intenti non sarà poi solo questo simpatico rapace notturno, ma le nostre stesse discendenze.

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